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martedì 28 luglio 2009

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lunedì 27 luglio 2009

Il fumetto è un linguaggio costituito da più codici, tra i quali sidistinguono principalmente quelli d’immagine (illustrazione: colore, prospettiva, montaggio…) e di temporalità (armonia, ritmo, narrazione…).
Wll Eisner definisce il fumetto come arte sequenziale.http://onceuponageek.com/images/calvin_hobbes1.jpg
Poiché il fumetto è in larga parte utilizzato a fini narrativi, esso è spesso definito “letteratura disegnata”; in realtà, il fumetto può essere utilizzato anche a scopi non narrativi: ad esempio, per una ricetta di cucina, o per realizzare il libretto di istruzioni di un apparecchio. Un esempio concreto di uso non narrativo del fumetto è il volume Capire il Fumetto – L’arte invisibile, saggio scientifico sul fumetto realizzato interamente a fumetti da Scott McCloud.
Interessante è la definizione che dà lo stesso McCloud: «Immagini e altre figure giustapposte in una deliberata sequenza, con lo scopo di comunicare informazioni e/o produrre una reazione estetica nel lettore». In ogni caso, appartiene a pieno titolo alla categoria delle più moderne arti visuali, in un’era che – privilegiando l’immagine sopra tutto – è in grado di accostare la visionarietà pop di Andy Warhol alla grazia e alla poesia dell’art déco e dell’art nouveau, per approdare al (relativamente) recente fenomeno del vintage.

  • Roy Lichtenstein - Drowning Girl
    Roy Lichtenstein – Drowning Girl

In poche parole, il fumetto, nato per gli adulti (come si vedrà più avanti), diventato poi territorio per l’infanzia, è quindi tornato a essere patrimonio di una fascia non esclusivamente giovanile. Nonostante l’espandersi di altri mezzi di comunicazione di massa, accompagna ancor oggi – fino a dettarne in molti casi ritmi, tempi e modi (o quantomeno limitandosi a registrarne il divenire) – il vivere (ed il convivere) quotidiano.

Il termine “fumetto” si riferisce alle “nuvolette”, simili a sbuffi di fumo, utilizzate per riportare il dialogo tra i personaggi (detti in inglese balloon). Per diverso tempo, soprattutto in Italia, furono utilizzate delle didascalie in calce a ciascuna vignetta, spesso costituite da due ottonari in rima baciata; solo successivamente vennero utilizzati i veri e propri “fumetti” (anche se ci sono utilizzi precedenti).
Negli USA e nei paesi anglofoni i fumetti sono indicati come comics, in Giappone vengono chiamati manga (”immagini in movimento”), in Francia sono chiamati bande dessinée (”strisce disegnate”). Curiosamente, nei paesi di lingua spagnola del Sud America, come ad esempio l’Argentina, viene usato maggiormente il termine historieta, mentre in Spagna il termine più diffuso è tebeo (derivato dal nome del più famoso giornale di fumetti pubblicato nella penisola iberica, il TBO).

CONTINUA SU http://comicsando.wordpress.com/riassunto/

IL FUMETTO ITALIANO

Primo Novecento: le origini

Il 27 dicembre 1908 (data in cui uscì il primo numero del Corriere dei Piccoli, supplemento domenicale illustrato del Corriere della Sera fondato da Silvio Spaventa Filippi) viene tradizionalmente considerata la data di nascita del fumetto italiano. Inizialmente sulle tavole dai colori vivaci non furono inseriti i balloon, ma strofette rimate e moraleggianti poste sotto le vignette. Questa forma rappresentativa rimase così per decenni. Motivo di tale scelta fu dovuta al fatto che i balloon costituivano un eccessivo vuoto grafico non gradito ad Antonio Rubino, illustratore e collaboratore fondamentale del Corrierino fino al 1959. Inoltre la cultura letteraria del tempo era ancora lontana dal concepire libri per l’infanzia finalizzati al puro intrattenimento. Il fumetto quindi era visto come puro strumento educativo, atto a contribuire alla formazione dei giovani ragazzi.

http://www.balnea.net/images/gallerie/2849_2.jpg

Ecco un elenco delle principali pubblicazioni dell’epoca:

http://comicsando.files.wordpress.com/2008/09/54.png?w=157&h=556&h=333

Dopo storie originali americane finalmente il negretto Bilbolbul appare come primo vero personaggio italiano, da un’invenzione del noto illustratore Attilio Mussino. Le storie, dal carattere surreale, erano ambientate in un’africa immaginaria e si basavano sulla rappresentazione dell’impossibile tramite un gioco di metafore.

Nel 1917 Sergio Tofano detto ‘Sto’ crea Il Signor Bonaventura, personaggio clownesco e sfacciatamente fortunato.

Anni Venti: fumetto medium della propaganda nazionalista

A differenza degli Stati Uniti il fumetto in Italia è letto prevalentemente da http://www.fantascienza.com/catalogo/Cov/BB/BB578.jpgun pubblico infantile e quindi considerato mezzo espressivo per chi ancora non sa leggere o vuole semplicemente divertirsi.

Con l’avvento del fascismo il Corriere dei Piccoli divenne medium della propaganda nazionalista di regime. Nel febbraio del 1923 nelle edicole italiane compare Il Balilla, giornalino a fumetti propagandistico in forte concorrenza con il Corrierino, dal quale infatti prese ispirazione per la grafica, e che propose nuove storie incentrate sui primi eroi del fumetto italiano. Pochi mesi più tardi uscì un altro concorrente di forte ispirazione cattolica: Il Giornalino.

http://kerub.ilcannocchiale.it/bloggerarchimg/kerub/il_giornalino2.jpg

Ecco un elenco delle principali pubblicazioni dell’epoca:

Nel 1928 prese vita sulle pagine del Corriere dei Piccoli Marmittone di Bruno Angoletta, tenero e goffo soldato semplice che tenta di sopravvivere al regime fascista.

Sempre sul Corriere dei Piccoli, nel 1929, arrivò il nevrotico Sor Pampurio di Carlo Bisi, borghese perennemente insoddisfatto e soggetto a continui scatti d’ira.

SEGUE SU http://comicsando.wordpress.com/storia-del-fumetto-italiano/

Storia del fumetto

Comunemente si è soliti far risalire la nascita del fumetto al personaggio di Yellow Kid creato dal disegnatore statunitense Richard Felton Outcault e pubblicato a partire dal 1896 sul supplememto domenicale del New York World. Tuttavia già prima della comparsa del personaggio erano apparsi, su numerose riviste di varie nazionalità, altri racconti che avevano molte, o tutte, le caratteristiche in seguito divenute tipiche del linguaggio fumettistico. Si deve anzi notare che immagini (e sequenze di immagini), commiste o meno ad un testo scritto, finalizzate a narrare qualcosa, siano sempre esistite sin dall’antichità. Per tali ragioni nel corso degli anni è sorta una accesa discussione sulle origini del fumetto.

La questione delle origini

la Biblia Pauperum

Un antenato del fumetto: la Biblia Pauperum

La questione sulle origini del fumetto è strettamente legata a quella della definizione di cosa il fumetto sia, un problema tutt’altro che semplice.
Se si definisce il fumetto semplicemente come “narrazione per immagini” (il testo non è strettamente necessario esistendo di fatti molti fumetti “muti”) bisogna allora concluderne che esso sia sempre esistito essendo i graffiti preistorici nient’altro che narrazioni per immagini. Non sono in pochi infatti coloro che sostengono che opere come la colonna traiana, o molti affreschi, mosaici e vetrate che adornano chiese e palazzi,o le miniature e le stampe che adornano i testi antichi, altro non siano che fumetti.
Esisteva inoltre nell’arte medievale la consuetudine di scrivere parole uscendti dalla bocche di alcuni personaggi, in modo da dare un’idea di ciò che stessero dicendo. Un caso esemplare è il cosiddetto “fumetto” di San Clemente, sito nella basilica inferiore di San Clemente a Roma, risalente all’XI secolo. Nella leggenda di Sisinno, le parole pronunciate dai personaggi dell’affresco, sebbene prive di veri e propri balloon, escono dalle bocche dei personaggi. Un altro caso tipico è quello delle scene dell’ Annunciazione, dove l’angelo pronucnia le parole dell’Ave Maria (come ad esempio in quella di Simone Martini).

Questa concezione così ampia (e tutt’altro che estinta) è incorsa in numerose critiche. In primo luogo è stato notato come il fumetto sia pensato per una fruizione di massa: non solo cioè riprodotto in più esemplari, come erano già i libri antichi e le loro incisioni (e si può a tal proposito notare come noi consideriamo fumetti solo le opere stampate e non le tavole originali di cui sono riproduzioni), ma anche concepito per raggiungere un vasto pubblico.
Un’altra importante questione, ben più complessa della prima, è che pur avendo, ovviamente, le sue radici nella millenaria tradizione delle arti figurative e letterarie, il fumetto ha un suo specifico linguaggio (si sente spesso ripetere che il fumetto è, appunto, un linguaggio e non un genere). La codifica degli elementi specifici di questo linguaggio ha una sua considerevole importanza anche da un punto di vista storico: a secondo di ciò che viene ritenuto essenziale di tale linguaggio la valutazione di cosa si debba considerare fumetto e, di conseguenza, di quando questo sia nato, cambia.
Tuttavia la varietà degli elementi espressivi adottati da ciò che viene comunemente identificato come fumetto è talmente vasta che ogni tentativo di trovare uno o più elementi specifici si è rilevato infruttuoso.

Yellow Kid e i precursori

Rodolphe Töpffer Histoire de M.Cryptogame (1845)

Specie negli ultimi anni si è sviluppata una sorta di “archeologia del fumetto” che ha riportato in luce una considerevole quantità di precursori del personaggio di Outcault. Come detto, molti studiosi, spesso mossi anche da sentimenti nazionalistici, hanno tentato, sulla scia di tali ritrovamenti, di anticiparne la nascita.

A questo proposito si deve però fare una osservazione: se pure è vero che molte di queste storie e personaggi hanno un liguaggio già sviluppato (in certi casi,e sotto certi punti di vista, anche più dello stesso Yellow Kid), e alcuni di loro hanno ottenuto anche un rilevante successo editoriale (Ally Sloper1884, persino un albo a lui interamente dedicato), nessuno di questi può essere considerato il capostipite del fumetto. Infatti, come hanno argomentato alcuni critici (in Italia si devono ricordare almeno Franco Fossati e Gianni Brunoro), nessuno di questi ha dato origine, a differenza di Yellow Kid, a quel fenomeno culturale, editoriale, di costume che è il fumetto. I precursori appaiono piuttosto come una variegata costellazione di fenomeni isolati. Sarà solo con Yellow Kid che la stampa statunitense comincerà a puntare su questo nuovo modo di comunicare, generando così, nell’arco di pochi anni, una grande quantità di emulazioni. E sarà proprio questo nascente fenomeno editoriale che dagli USA verrà esportato in tutto il mondo. Sarà, infine, solo a questo punto che sorgeranno le accuse di essere diseducativo, sintomo della rilevanza sociale e culturale ormai attribuita ai fumetti, e che hanno poi accompagnato a lungo la loro storia.

Per utilizzare le parole di Franco Fossati si può infine concludere che Yellow Kid è stato il primo personaggio «a prendere coscienza di sé» e Outcault, probabilmente, il primo autore ad aver avuto la consapevolezza di aver dato origine a un nuovo modo di narrare. SEGUE SU http://comicsando.wordpress.com/il-fumetto/

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